| |
| |
Dopo la prima guerra mondiale Roma visse una fase di grande sviluppo edilizio, paragonabile per alcuni versi a quella del secondo dopoguerra. Il settore sud della capitale, nelle intenzioni degli urbanisti umbertini, doveva essere connesso al lido di Ostia tramite un canale navigabile parallelo al Tevere, che non fu però mai scavato. Tale canale avrebbe dovuto fornire Roma di un porto commerciale praticamente in centro (siamo a meno di duecento metri dalle mura) nei pressi dell'odierna via del Porto Fluviale, situata al confine tra Garbatella e Testaccio; nella zona a ridosso del canale avrebbero dovuto sorgere una serie di lotti abitativi destinati ad ospitare i futuri lavoratori portuali.

|
|
| |
La vocazione inizialmente marinara del futuro rione XXIII può essere agevolmente desunta anche dalla toponomastica della parte più antica, ispirata essenzialmente a personaggi legati al mondo navale. Il progetto fu intrapreso in un'area allora semidisabitata e coperta da vigne e pascoli per pecore. Significativa eccezione costituiva la Basilica di San Paolo fuori le Mura, dalla quale si dipartiva (via delle Sette Chiese), una strada di raccordo ortogonale alle vie consolari Ardeatina e Appia, della quale si servivano i pellegrini diretti al Santuario del Divino Amore; proprio su uno sperone roccioso che dominava la basilica (sul lato sinistro dell'odierna via Ostiense, presumibilmente all'altezza del Sepolcreto Ostiense) sorgeva un'osteria, la cui più celebre ostessa fu una donna di nome Carlotta (o Maria, secondo recenti studi), tanto benvoluta dai viaggiatori che di frequente chiedevano ostello presso la sua locanda, da meritare il nome di Garbata Ostella, successivamente sincopato in Garbatella. Le ragioni del favore concessole, suggeriscono i più, risalgono alla sua caritatevole attitudine verso i bisognosi, anche se non manca chi ha voluto trovare nella sua "garbatezza" una qualche allusione ai favori che, si ritiene, fosse usa concedere ai viaggiatori.

|
|
| |

L'architettura del quartiere fu inizialmente improntata al modello inglese delle città giardino (Garden Cities) ben collegate e vicine alla città, abitate da operai e comprendenti significativi spazi verdi coltivabili, tali da fornire ai lavoratori residenti una preziosa, e ulteriore, fonte di sussistenza: l'orto (un ulteriore tentativo fu iniziato più tardi, nell'edificazione del quartiere denominato appunto Città Giardino, nella zona nord di Roma). L'idea delle Garden Cities è attribuita al padre del socialismo Robert Owen.

|
|
| |
Vuoi saperne di più? Clicca QUI'
|
|
|
|